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Tuesday, 29/08/2017

Dieta, 5 errori da evitare se vuoi dimagrire
Ci sono momenti che inducono ai buoni propositi. I motivi possono essere tanti: il nostro corpo non ci piace più di tanto, abbiamo trascorso un periodo di bagordi, ci rendiamo conto di non avere uno stile di vita salutare, in questi casi ci si può mettere in riga, ma nonostante la buona volontà, si possono commettere degli errori che possono inficiare la fatica e non farci raggiungere l'obiettivo previsto. Molti di coloro che vogliono perdere peso, migliorare la propria forma fisica e guadagnare salute evitando d'invecchiare prima del previsto, commettono almeno 3 degli errori elencati di seguito, ovviamente lo fanno inconsciamente, per questo è bene sapere quali sono gli errori più comuni e perché è bene evitarli. Saltare i pasti - Risparmiare calorie saltando i pasti principali non è un buon metodo per dimagrire. Niente colazione un caffè e via, un'insalatina a pranzo, mangiare solo a cena: questi comportamenti riducono le calorie ingerite, si perde peso ma l'effetto dimagrante dura poco perché il metabolismo si adatta alle "ristrettezze" a cui è stato sottoposto e riduce la sua attività, cosicché anche assumendo solo 1.000 calorie al giorno si perderà poco grasso e si avrà molta fame. Per dimagrire bene, cioè perdere massa grassa, occorre mangiare poco ma spesso (5 volte al giorno), seguendo il proprio bilancio energetico e adottando un'alimentazione a basso tenore calorico ma equilibrata in macro e micronutrienti. Questo significa: niente diete dissociate di sole proteine o soli carboidrati a pranzo o cena o viceversa. Tutti i giorni frutta e verdura in abbondanza e alimenti integrali. Niente diete iperproteiche o che escludono pane e pasta, niente giorno di digiuno. Non bere acqua - Molte persone non ritengono importante bere 8/10 bicchieri d'acqua al giorno . Sottovalutare l'importanza dell'acqua può creare molti problemi. Durante una dieta dimagrante ci si concentra sul cibo cercando di evitare quello che fa ingrassare, ma difficilmente nel regime alimentare s'inserisce una quantità specifica di acqua, mentre i dietisti la prescrivono sempre per ogni tipo di dieta. Ogni individuo, maschio o femmina, dovrebbe bere da 1,5 a 2 litri d'acqua al giorno per mantenere idratato il corpo, permettere di smaltire le scorie alimentari del metabolismo, mantenere la giusta temperatura e favorire il metabolismo. La disidratazione provoca stitichezza, per dimagrire invece è importante avere un'evacuazione regolare, inoltre un bicchiere prima dei pasti aiuta a ridurre il senso di fame e l'acqua riduce la ritenzione idrica, un fattore importante per le donne che vogliono combattere la cellulite ; l'assenza di acqua provoca anche squilibri minerali che possono dare stanchezza, mal di testa, ecc.. Chi fa fatica a bere 1,5 o 2 litri di acqua al giorno potrebbe provare ad aggiungere del succo di limone, chinotto, tamarindo o altre sostanze che rendono l'acqua più gustosa. L'importante è non aggiungere zucchero e, ovviamente, sono bandite le bevande zuccherate. È una buona idea bere anche tisane, in questo modo si uniscono i benefici delle erbe a quelli dell'acqua. Ricordate che l'acqua non solo ha effetti positivi sulla salute e il benessere dell'organismo, ma ha anche risvolti da un punto di vista estetico: rende la pelle più liscia e conferisce forma e rigidità ai tessuti. Niente zuccheri e grassi - Eliminare i grassi e gli zuccheri fa dimagrire? Non proprio. I grassi d'origine animale e vegetale consumati nella giusta quantità sono indispensabili anche in una dieta dimagrante perché sono parte fondamentale delle membrane cellulari di tutti i tessuti, incidono sul benessere del sistema cardiovascolare e del sistema immunitario. Una dieta variata apporta già negli alimenti una quantità di grassi sufficiente all'organismo; quasi sempre i grassi in eccesso derivano dal consumo elevato di condimenti cotti e crudi (per condire o cucinare) che influiscono molto nell'apporto calorico complessivo. Una dieta povera di grassi porta il metabolismo ad utilizzare le proteine come energia impoverendo la massa magra, come i muscoli, così, invece di dimagrire, s'ingrassa. Per dimagrire o restare snelli occorre mangiare la giusta quantità di grassi saturi e insaturi, tra questi ultimi i grassi del pesce, dell'olio d'oliva e della frutta secca vanno privilegiati perché ricchi di acidi grassi essenziali Omega 3 e Omega 6 benefici per l'organismo. Gli zuccheri o carboidrati debbono essere anch'essi assunti nella giusta quantità e meglio se con gli alimenti: cereali e frutta. Sì, agli zuccheri complessi della pasta, del pane e dei cereali in genere, sì agli zuccheri della frutta, da evitare o assumere con moderazione lo zucchero aggiunto (bianco, di canna, miele, fruttosio, ecc.) sia nelle bevande che nelle preparazioni. Una dieta povera di zuccheri diminuisce l'apporto di energia e in particolare quella utilizzata dal cervello con conseguente difficoltà di concentrazione, ma anche mal di testa, stanchezza, sbalzi d'umore, costipazione e nausea. Dormire poco - Stare svegli la notte fa bruciare più calorie? No, non quanto spesso si crede. Purtroppo l'insonnia è un fenomeno sempre più diffuso, dormire meno delle salutari 8 ore a notte pare non essere considerato un problema per la salute dai più. Sia che si soffra d'insonnia (una vera malattia) sia che si dorma volutamente poco per qualsiasi ragione, la mancanza di sonno causa molti problemi alla salute. Anche il metabolismo ne risente: diversi studi associano l'aumento di peso alla mancanza di sonno. Molti però ritengono che non dormire la notte faccia consumare più energie e quindi faccia dimagrire, ma i vantaggi si riducono o si annullano con il ridotto funzionamento del metabolismo che, fisiologicamente, si riduce durante le ore notturne. Infatti, chi dorme 8 ore ha una riduzione del metabolismo inferiore a chi ne dorme 5 perché l'organismo riduce drasticamente il consumo di energia nelle 3 ore di veglia notturna. La mancanza di sonno abbassa la produzione di leptina che riduce l'appetito e alza quello di grelina che lo stimola, quindi nelle ore di veglia si avrà più fame e si tenderà a mangiare di più, perciò si farà più fatica a seguire una dieta ipocalorica. Occorre quindi prendersi cura del proprio sonno in mancanza del quale aumentano lo stress, la depressione, l'ansia e l'obesità. Attività fisica - Sudare come i pazzi fa "bruciare" tanto grasso? Dipende. L'attività fisica è indispensabile per perdere peso con regolarità e guadagnare salute. Però occorre sempre tenere presente che quello che si deve cercare di ridurre / "consumare" è il grasso in eccesso. Si vedono molte persone obese correre con grande fatica, spesso ricoperti di tute che non traspirano o addirittura avvolti nella plastica e che, a fine esercizio, dicono di aver perso anche 2 chili. In realtà hanno senz'altro affaticato il cuore e perso solo acqua che riprenderanno in poche ore. Nelle palestre si sollevano pesi con grande sforzo convinti che sia la "vera fatica" che faccia dimagrire; ma fatica e sforzi non sono ricompensati dalla perdita di massa grassa. L'attività fisica che fa dimagrire è fatta soprattutto di allenamenti a bassa intensità e lunga durata (esercizio aerobico ), associata ad alcuni esercizi di rinforzo muscolare a media intensità e breve durata (esercizio anaerobico ). Troppo esercizio fa male, aumenta la produzione di radicali liberi e induce l'invecchiamento precoce. Notate le rughe in faccia delle ventenni atlete professioniste. Quindi sì alle attività continuative e frequenti, come 30/60 minuti di cammino o bicicletta al giorno, no agli sforzi settimanali come la partita a pallone, o tennis la domenica e/o il sollevamento pesi una o due volte a settimana. Per restare in forma sono sufficienti 4/5 allenamenti di aerobica settimanali e 2 di esercizi per rinforzare i muscoli, la durata e l'intensità deve essere proporzionata al livello di allenamento e stato fisico di ciascuno. Sempre un altra ricerca del Brigham and Women Hospital (BWH), in collaborazione con l'Università di Murcia e della Tufts University, ha messo in evidenza che non è solo ciò che mangiamo ma anche quando si mangia a determinare se il grasso verrà perso o al contrario accumulato. Lo studio pubblicato recentemente nel Journal of Obesity, spiega che, chi pranza nelle ore più tarde della giornata manifesta un tasso di perdita di peso più lento. I ricercatori hanno studiato 420 partecipanti, seguendoli per 20 settimane in Spagna con un programma specifico per perdere peso. Divisi in due gruppi: mangiatori prima delle 15.00 e mangiatori dopo le 15.00, hanno riscontrato che coloro che mangiavano più tardi manifestavano, a parità di condizioni e programma, una perdita di peso inferiore. Lo studio ha inoltre evidenziato nei tardo-mangiatori una minore sensibilità all'insulina, un fattore di rischio per il sovrappeso e il diabete. I ricercatori hanno anche esaminato altri fattori che giocano un ruolo importante nella perdita di peso, come l'assunzione complessiva di calorie, gli ormoni dell'appetito leptina e grelina e la durata del sonno che risultavano però senza differenze significative tra i due gruppi. Il tempo di assunzione del cibo gioca un ruolo fondamentale nella regolazione del peso, spiega Marta Garaulet, PhD, professore di Fisiologia presso l'Università di Murcia in Spagna, e autore principale dello studio. Una ricerca sicuramente interessante che apre la strada a nuovi studi sull'influenza degli orari nell'alimentazione e nella dieta. È molto importante tener conto di tutti i fattori nella creazione di strategie terapeutiche per la perdita del peso corporeo, quindi anche dell'effetto che gli orari di assunzione degli alimenti hanno sul metabolismo
Fonte
improntaunika.it

Monday, 28/08/2017

Muore durante il parto, contagiata dal figlio non vaccinato per lo pneumococco
Muore durante il parto, ma a causa dello pneumococco trasmessole dal figlio non vaccinato. In un periodo di grandi discussioni sui vaccini accade che proprio la decisione di non vaccinare il proprio primogenito ha conseguenze drammatiche sui genitori stessi. La donna, di nome Imogen e di soli 35 anni, era in attesa del secondo figlio quando è stata infettata ed ha contratto la meningite pneumococcica. Un'infezione che le è stata fatale. L'infezione, pare appunto trasmessa dal primogenito di 17 mesi non vaccinato, ha in prima battuta colpito l'orecchio. Da qui si è diffusa anche grazie allo stato particolare in cui si trovava la donna. Ha colpito il cervello causando la meningite. Le condizioni di Imogen, incinta alla 36ma settimana si sono subito aggravate e i medici hanno ritenuto di farla partorire d'urgenza con il taglio cesareo. Dal parto è nata Eleanor che, per fortuna non ha subìto danni dall'infezione e, nonostante prematura sta bene. Diversa sorte è toccata alla mamma che, dopo alcune ore dal parto è morta a causa dell'ingrossamento del cervello causato dalla malattia. Dopo essere stato toccato dalla tragedia, il marito della donna, ora vedovo con due bambini piccoli da crescere, ha compreso l'importanza delle vaccinazioni. Ora sta infatti portando avanti una sorta di campagna pro vaccini. La meningite può colpire in diversi modi e sotto diverse forme. Per questo è bene sapere che cos'è, quali sono i sintomi e come difendersi.
Fonte
diariodelweb.it

Sunday, 27/08/2017

Super-Cerotto dalla bava di lumaca contro le ferite.
La bava delle lumache ispira un super cerotto per la chiusura delle ferite. Il cerotto è stato creato dagli scienziati di Harvard e, stando a quanto riporta la rivista Science, sarebbe sicuro anche per l'uomo. Il cerotto alla 'bava di lumaca' è nato dal gruppo di scienziati di Harvard, guidato dal dottor Jianyu, che studiavano un adesivo che potesse resistere anche alle superficie umide e bagnate. L'equipe si è ispirata alle lumache Arion subfuscus molto comuni nei paesi europei e negli Usa. Queste lumache secernono un muco appiccicoso quando si sentono in pericolo e, grazie a questo muco, riescono ad attaccarsi ovunque senza che i predatori riescano a staccarle. Il muco delle lumache che ha ispirato il super cerotto, poi,aderisce anche su superfici bagnate e la sua struttura reticolare dissipa energia e lo rende flessibile. La colla o super cerotto creata dagli scienziati di Harvard ha le medesime caratteristiche ed agisce in pochi minuti. Secondo le ricerche degli scienziati di Harvard, il muco di queste particolari lumache è molto resistente e formato da una griglia dura ma flessibile e da una superficie adesiva grazie a delle molecole di polimeri caricate in modo elettrostatico che riescono ad aderire ai tessuti biologici bagnati o asciutti. Secondo le ricerche che hanno portato alla creazione del super cerotto contro le ferite, poi, il muco non risulterebbe tossico per l'uomo. Il cerotto o colla artificiale, secondo la rivista Science, è stata testata soltanto sugli animali e l'esperimento ha dimostrato che essa aderisce molto bene alla pelle, agli organi, ai tessuti e alla cartilagine. Il professor David Mooney di Bioingegneria ad Harvard crede che potrà sostituire le graffette e le suture (che in alcuni casi possono creare dei gravi danni). La colla-cerotto sarà realizzata in fogli anche se gli scienziati ne hanno sviluppato un tipo che va iniettato per chiudere le ferite profonde. L'iniezione, poi, viene indurita mediante la luce ultravioletta.
Fonte
affaritaliani.it/

Saturday, 26/08/2017

Artrite reumatoide, scoperto un interruttore che "accende" la malattia
Si chiama miR34a la molecola che agirebbe da interruttore molecolare nell'artrite reumatoide, una malattia infiammatoria cronica che colpisce primariamente le articolazioni diartroidiali, ovvero mobili, soprattutto mani, piedi, ginocchia, polsi e caviglie, che nel tempo si deformano, diventando dolenti e tumefatte. La scoperta che porta con sé il sapore di una possibile soluzione terapeutica a questa malattia, peraltro anchilosante, proviene da un gruppo di ricerca dell'università Cattolica-Fondazione Policlinico Gemelli di Roma, in collaborazione con l'università scozzese di Glasgow. Le cellule dendritiche, uno dei tipi cellulari coinvolti in questa patologia, si attivano, 'credendo' di dover eradicare la 'malattia'. "In questo studio - racconta Gianfranco Ferraccioli, direttore dell'area reumatologia, allergologia e dermatologia del Policlinico Gemelli - ci siamo concentrati sull'attivazione delle cellule dendritiche, innescata dall'iper-produzione della molecola miR34a, osservazione confermata dalle analisi del sangue e dei tessuti ottenute da pazienti con artrite". Questa piccola molecola di RNA non codificante, nei malati, viene prodotta in eccesso, ed è presente già nelle fasi iniziali della malattia. Erroneamente, allora, questa classe di cellule, produce molecole pro-infiammatorie e presenta specifici autoantigeni, allarmando così il sistema immunitario. Tutto questo processo culmina con il riversamento dell'attacco sui tessuti sani, in particolare della membrana sinoviale, un sottile strato di tessuto connettivo presente nelle articolazioni, necessaria a lubrificare l'articolazione stessa. Nell'artrite reumatoide, è l'infiammazione della sinoviale che causa il gonfiore dell'articolazione colpita. Le cause. "Sappiamo ormai da 20-30 anni - precisa Ferraccioli - che questa malattia è causata soltanto per il 50-60% circa dai molteplici fattori genetici. Un 40-50% dipende dunque da altri fattori, specialmente quelli ambientali. Tra questi, quelli maggiormente coinvolti nell'insorgenza della malattia sono il fumo, l'obesità e le infezioni, quindi tutti quei fattori ambientali che giocano un ruolo sorprendentemente importante, aumentando spesso il rischio anche in soggetti non particolarmente predisposti geneticamente. Per chiarire quanto vi sia di effetto dei fattori ambientali sul DNA, abbiamo studiato fattori epigenetici, ossia fattori che per effetto dell'ambiente possono influire sul DNA umano favorendo o spegnendo malattie". Progressiva e debilitante, questa patologia autoimmune colpisce circa l'1% della popolazione - soprattutto le donne - e insorge solitamente tra i 40-50 anni d'età. I farmaci in commercio. "Spesso i farmaci utilizzati attualmente non sono efficaci perché hanno un'azione o molto generalizzata o troppo specifica, tipicamente per una sola popolazione cellulare. Invece oggi sappiamo che, nell'uomo, l'artrite reumatoide può riguardare l'attivazione anomala di almeno 4 o 5 popolazioni cellulari: le cellule T, B, le cellule dendritiche, i monociti-macrofagi e i fibroblasti. Per questo servirebbe una terapia personalizzata, in modo da poter intervenire con farmaci più mirati". Oltre alla specificità, è molto importante il fattore tempo: per riuscire a combattere la malattia, meglio intervenire quanto prima, perché è più facile individuare la popolazione cellulare coinvolta. La strategia. Se 'presa in tempo' e con oculate strategie terapeutiche, sintomi come gonfiori e tumefazioni, dovrebbero scomparire. E questo, lo dimostra lo studio: "Abbiamo poi sviluppato un modello sperimentale murino per dimostrare l'effettivo ruolo di miR34a, ed abbiamo constatato che non compare artrite nei topi in cui il gene che produce quella molecola veniva deleto". Questo significa che spegnendo l'attività di miR34a, è possibile spegnere l'artrite. Dunque abbiamo individuato un bersaglio per poter spegnere l'interruttore di una grave forma di artrite progressiva". Queste strategie terapeutiche consistono nell'introduzione di specifiche molecole all'interno dei tessuti danneggiati, con lo scopo di agire da antagonisti di miR34a, limitandone così il suo ruolo di interruttore molecolare. "Ci auguriamo - conclude Ferraccioli - che avendo definito un possibile bersaglio di intervento sia possibile avere presto a disposizione l'arma per spegnere l'interruttore".
Fonte
repubblica.it
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