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Saturday, 19/08/2017

Tumore alla vescica, per il 68% degli italiani è inguaribile ma la prevenzione può fare molto
Colpisce la vescica ma il suo primo fattore di rischio riguarda una cattiva abitudine che coinvolge i polmoni. Il fumo, infatti, è la principale causa di insorgenza del tumore alla vescica, ma solo il 23% delle persone lo sa. Non solo: il 37% non ha mai sentito parlare di questa neoplasia, nonostante colpisca ogni anno 26.600 persone e il numero di nuovi casi sia in aumento. Sono questi alcuni dei dati contenuti in un sondaggio svolto nei mesi scorsi dall'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom). L'indagine è stata presentata in un convegno al Ministero della Salute e fa parte di Non avere TUTimore, campagna di sensibilizzazione sul Tumore Uroteliale, la prima mai realizzata in Italia e resa possibile da Roche. L'indagine. L'Aiom ha realizzato il sondaggio su 1.562 cittadini (di cui il 61% uomini) di età compresa tra i 20 e gli 80 anni. Tra i dati più significativi, emerge che secondo il 68% degli italiani il tumore alla vescica è una forma di cancro inguaribile e il 78% non sa che si può prevenire. Il 52% ignora che interessa soprattutto gli uomini. Otto su dieci, però, vorrebbero ricevere maggiori informazioni e notizie. C'è confusione anche in merito a quelli che sono i fattori di rischio di questa neoplasia. Secondo l'83% è l'inquinamento il principale responsabile, mentre per il 76% è una questione genetica e per l'84% dipende dall'età. Il ruolo del fumo. Anche se la sigaretta viene sempre associata al tumore del polmone, in realtà gioca un ruolo di primo piano anche in questa forma di neoplasia. Al tabacco sono attribuiti i 2/3 del rischio complessivo nei maschi e 1/3 nelle femmine. I tabagisti hanno da 4 a 5 volte più probabilità di ammalarsi rispetto ai non fumatori. Ma il 41% del campione intervistato dall'Aiom non sa che il fumo può provocare il tumore alla vescica. "Sette italiani su dieci non sanno che attraverso stili di vita sani è possibile evitare il cancro - afferma Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom. Infatti, il 24% fuma regolarmente e, tra i tabagisti, la metà consuma almeno un pacchetto al giorno di sigarette. Questo pericoloso vizio è la causa di circa il 50% di tutti i tumori del tratto urinario". I segnali. Non esistono segni o sintomi specifici per i tumori vescicali che permettano una diagnosi precoce. Il principale segnale del tumore è la presenza di sangue nelle urine, sia visibile a occhio nudo sia solo al microscopio (microematuria), senza dolore. "Il persistere o ripetersi di questo fenomeno - prosegue Pinto - soprattutto in persone considerate a rischio, deve rappresentare un segnale forte che non può e non deve essere sottovalutato. Tuttavia solo il 29% degli italiani informa il proprio medico di fiducia di questa situazione". Altri sintomi iniziali possono essere la necessità di urinare più frequentemente, l'urgenza, il dolore o la difficoltà all'atto di urinare (minzione). Le nuove terapie. Al convegno presso il Ministero della Salute gli specialisti hanno fatto il punto anche sulle nuove terapie. "Il 78% dei pazienti italiani riesce a sconfiggere il tumore della vescica - sostiene Sergio Bracarda, direttore del Dipartimento Oncologico Azienda Usl Toscana Sud-est, Arezzo e Consigliere Nazionale Aiom. Finora questa neoplasia in fase avanzata è stata principalmente trattata con la chemioterapia, ma non sempre in modo ottimale, a causa della presenza di alcune complicanze come l'insufficienza renale. E' difficile da curare perché colpisce soprattutto persone anziane e quindi spesso afflitte da altre malattie. Studi clinici hanno evidenziato, anche in questa patologia neoplastica, il ruolo dell'immunoterapia con l'introduzione di anticorpi anti-PD1 e anti-PD-L1, in grado di ripristinare la capacità del nostro sistema immunitario di riconoscere e aggredire il cancro. Questi farmaci hanno dimostrato di essere efficaci e meglio tollerati rispetto alla tradizionale chemioterapia". I numeri del tumore. Quella alla vescica è una forma di tumore sempre più diffusa in tutti i paesi occidentali. In Europa ogni anno colpisce circa 175.000 persone e provoca 52.000 decessi (5.600 solo in Italia). Nonostante questi numeri, da anni le associazioni dei pazienti denunciano una sottovalutazione della malattia. "I finanziamenti per la ricerca medico-scientifica contro la neoplasia non rispecchiano né la diffusione né la sua complessità clinica - aggiunge Francesco Diomede, vice presidente della Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (Favo). La nostra Federazione insieme all'European Cancer Patient Coalition, che unisce 408 associazioni di 44 paesi, ha deciso di promuovere alcune iniziative di sensibilizzazione nei confronti della Commissione e del Parlamento Europeo. A nostro avviso è fondamentale riuscire ad avviare al più presto nuovi studi clinici che individuino come ottenere sempre più diagnosi precoci soprattutto per le persone considerate ad alto rischio di sviluppare la malattia". I lavoratori a rischio. Tra le persone considerate più a rischio ci sono alcune specifiche categorie di lavoratori. "In Italia - spiega Pinto - circa un quarto di tutti i casi è attribuibile a esposizioni ad alcune sostanze chimiche utilizzate nell'industria tessile, dei coloranti e della gomma e del cuoio. Chi per motivi professionali è costretto a passare diverse ore a stretto contatto con queste sostanze deve prestare ancora più attenzione alle proprie urine e sottoporsi regolarmente ad esami e accertamenti. Il numero di carcinomi alla vescica d'origine professionale è, infatti, in aumento soprattutto tra le donne". Non avere TUTimore. La campagna si è articolata attraverso diverse iniziative volte ad aumentare il livello di consapevolezza dei cittadini. Sono stati distribuiti opuscoli informativi su tutto il territorio nazionale, realizzato un mini sito con i consigli degli oncologi sul sito ufficiale Aiom, coinvolti oltre 7.500 camici bianchi della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (Simg) e attivata una forte campagna sui social media. In più nelle piazze di Roma, Firenze, Bari e Torino sono stati organizzati eventi speciali in cui si sono esibiti otto ballerini professionisti (della scuola Ials di Roma) con performance che hanno racchiuso una serie di messaggi volti a favorire l'importanza della cura del proprio corpo e della salute. Il ruolo dell'informazione. Dai dati del sondaggio Aiom emerge chiaramente la 'sete' di informazione. Ben l'86% dei partecipanti, infatti, dichiara che vorrebbe ricevere più notizie sulla malattia e sui modi per fare prevenzione. "Oggi c'è più informazione ed è quindi più difficile per i pazienti distinguere tra ciò che è vero e ciò che è invece una bufala - spiega Massimo Razzi, giornalista, esperto di media e parte attiva del progetto editoriale Oncoline di Repubblica.it. "Inoltre, c'è una certa diffidenza nei confronti dei medici e poca fiducia nei giornalisti che vengono considerati parte integrante del potere. Ecco perchè è importante fare una buona informazione scientifica che oltre a raccontare la scienza avvalendosi di esperti dia spazio anche alla denuncia, ai timori e alle speranze di chi vive l'esperienza del cancro".
Fonte
repubblica.it

Friday, 18/08/2017

Spinaci e avocado, la coppia miracolosa per il tuo cervello
Se siete in cerca di un alimento che possa essere salutare anche per il cervello e le funzioni cognitive, la risposta potrebbe trovarsi negli spinaci e nell'avocado. A suggerirlo è un nuovo studio condotto dai ricercatori dell'Università dell'Illinois di Urbana-Champaign (Usa), pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Aging Neuroscience. Nello studio si mostra come la presenza in spinaci e avocado di una sostanza chiamata luteina possa fare 'miracoli' per le abilità e le funzioni di pensiero complessivo, rendendo anche il cervello delle persone di mezza età attivo come quello dei giovani. In più questi due vegetali forniscono altri elementi fondamentali per il buon funzionamento dell'organismo come vitamine, Sali minerali, proteine e altre sostanze nutritive. Insomma, una coppia che non dovrebbe mai mancare nella propria dieta. La 'magica' luteina Un po' come per la vitamina D, anche la luteina è una sostanza nutritiva che il corpo umano non può produrre da sé. Questa sostanza è sintetizzata quasi esclusivamente dalle piante. Per questo motivo è necessario assumerle per poterne beneficare. In particolare, la luteina si trova in grandi quantità nelle verdure a foglia verde, tra cui appunto spinaci e avocado. Ma la troviamo peraltro anche in cavoli, carote, mais, prezzemolo, broccoli. Nel mondo animale, fa eccezione l'uovo - che anch'esso ne contiene una discreta quantità. Nota per essere benefica per la vista e la pelle, il carotenoide luteina ancora non si sapeva potesse avere un effetto salutare per il cervello. Cosa scoperta proprio con questo nuovo studio. Sono altresì note le sue proprietà antiossidanti e contro l'invecchiamento in generale. Infine, è fondamentale in gravidanza, poiché concorre al corretto sviluppo dell'apparato visivo del feto. Fa bene al cervello Per dimostrare che la luteina fa anche bene al cervello, i ricercatori statunitensi hanno coinvolto 60 adulti di età compresa tra i 25 e i 45 anni. L'analisi delle funzioni cognitive ha permesso agli autori di scoprire che le persone di mezza età con livelli superiori di luteina avevano risposte neurali trovate essere più in linea con individui più giovani piuttosto che con i loro coetanei. In pratica il loro cervello era più giovane. «Quando le persone invecchiano - spiega la dott.ssa Anne Walk, autrice principale dello studio - sperimentano un declino [cognitivo] tipico, ma la ricerca ha dimostrato che questo processo può iniziare prima del previsto. Puoi anche iniziare a vedere alcune differenze già a 30 anni». Protegge dal declino cognitivo Il ruolo della dieta nella salute delle persone è ormai ampiamente dimostrato, e questo ruolo permane tutta la vita. La stessa che avviene nell'organismo coinvolge anche il cervello. «Vogliamo capire - ha aggiunto Walk - come la dieta influenza la cognizione per tutta la durata della vita. Se la luteina può proteggere contro il declino, dobbiamo incoraggiare le persone a consumare cibi ricchi di luteina a un certo punto della loro vita, quando si ha il massimo beneficio». Lo studio Per valutare i livelli di luteina presenti nell'organismo dei partecipanti allo studio, i ricercatori hanno analizzato quelli presenti negli occhi, dove questa sostanza si accumula. Questo ha permesso di eseguire dei test non invasivi ma affidabili. Durante i test cognitivi, ai partecipanti è stata misurata l'attività neurale nel cervello per mezzo di elettrodi fissati sul cuoio capelluto. Si è così scoperto che i soggetti con più alti livelli di luteina avevano risposte e funzioni cognitive pari a coloro che erano anche di vent'anni più giovani, rispetto ai loro coetanei che avevano meno presenza di luteina negli occhi - e dunque nell'organismo. In definitiva, i ricercatori ritengono che le persone dovrebbe seguire una dieta che fornisca le giuste quantità di questa utile sostanza.
Fonte
diariodelweb.it

Thursday, 17/08/2017

Anche i farmaci soffrono il gran caldo
"Leggere attentamente il foglietto illustrativo". Eppure non lo facciamo quasi mai. Sbagliando a conservare e trasportare i farmaci. "Con l'estate - avverte Mario Melazzini, direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) - il caldo può influire sui meccanismi di azione e sull'assorbimento dei medicinali, alterandone di conseguenza il funzionamento. Alcune cattive abitudini potrebbero ridurne l'efficacia, la qualità e la sicurezza". Per questo Aifa pubblica ogni anno un dossier dedicato al problematico rapporto tra farmaci ed estate, scaricabile dal sito, con alcune semplici regole. "Ricordando, tuttavia, di consultare il medico o il farmacista nei casi in cui i medicinali appaiano diversi dal solito per aspetto, colore e a volte anche per odore", precisa Melazzini. Come conservare i farmaci. La raccomandazione generale è conservare i farmaci a una temperatura inferiore ai 25°C. Prassi semplice da rispettare in casa, ma non durante i viaggi. Un paio di giorni a temperature più elevate in genere non pregiudicano la qualità del farmaco ma periodi più lunghi ne riducono considerevolmente la scadenza. Attenzione perciò a non dimenticare i farmaci in auto, specie se al sole; a non riporli nel bagagliaio; a non mescolarli tra di loro senza confezione e riporli in un contenitore termico per minimizzare gli sbalzi di temperatura. E, nel caso di viaggi aerei, imbarcarli nel bagaglio a mano. Se il farmaco è presente in diverse formulazioni, preferire quelle solide: le liquide soffrono di più le alte temperature. I farmaci per la tiroide, i contraccettivi e altri che contengono ormoni sono particolarmente sensibili alle variazioni di temperatura mentre quelli a base di insulina devono essere conservati rigorosamente in frigorifero e mai nel congelatore. L'integrità. "La scadenza è determinata da studi di stabilità basati sulla conservazione del farmaco in condizioni ambientali diverse - chiarisce Luisa Valvo, responsabile del dipartimento del farmaco all'Istituto superiore di Sanità - la data si riferisce alla confezione integra, comprensiva dell'astuccio di cartone esterno". L'errore più frequente è portare con sé solo la dose necessaria per la vacanza: uno strappo maldestro del blister può causare l'impercettibile rottura delle cavità che garantiscono l'integrità delle compresse, esponendole ad umidità e quindi alla possibile alterazione. Che, nel migliore dei casi, riduce l'efficacia del farmaco e, nel peggiore, può dare luogo a effetti avversi anche gravi: con la degradazione del principio attivo si formano prodotti secondari più o meno tossici. Un capitolo a parte quello degli antibiotici, specie se iniettabili. "La degradazione anche parziale del principio attivo può tradursi nell'assunzione di un dosaggio insufficiente e quindi innescare fenomeni di resistenza", continua Valvo. E l'armadietto dei medicinali - nonostante il nome - resta il posto peggiore per conservare i farmaci. L'elevata umidità del bagno non perdona.
Fonte
repubblica.it

Wednesday, 16/08/2017

Alzheimer, come tenerlo lontano con lo stile di vita
In tutto i fattori di rischio a cui prestare attenzione sono nove, tra cui ridurre il fumo, curare la depressione, aumentare l'attivita' fisica e prevenire o curare bene il diabete. Tutti stili di vita che, se adottati sin da giovani, possono arrivare a ridurre i casi di demenza del 15%. Ad affermarlo è una commissione internazionale di esperti voluta dalla rivista Lancet ha identificato tutti i fattori per ridurne i casi di oltre un terzo (-35%). Il rapporto della rivista britannica è stato presentato alla conferenza della Alzheimer's Association International a Londra, dove sono stati illustrati numerosi studi scientifici sull'Alzheimer con l'obiettivo di arrivare a metodi semplici e low cost per la diagnosi precoce della malattia e a nuove terapie. E' emerso che aumentando il livello di istruzione sin dall'infanzia, evitando danni all'udito, prevenendo ipertensione e obesità nella vita adulta, i casi di demenza si potrebbero ridurre del 20%. Ridurre il fumo, curare la depressione, aumentare l'attività fisica e i contatti sociali e prevenire o curare bene il diabete può invece ridurre i casi di un altro 15%. Un recente studio ha scoperto che una scarsa qualità del sonno aumenta i livelli di proteine tau nel cervello, associate alla demenza e all'Alzheimer. In tutto il mondo sono circa 47 milioni le persone che soffrono oggi di demenza, considerata la piaga dell'epoca moderna e di cui è stata recentemente individuata l'origine nel cervello. Ma si stima che potrebbero toccare la vetta dei 115 milioni entro il 2050. Se finora gli studi si sono concentrati soprattutto sui farmaci, come spiega Lon Schneider della University of Southern California, è importante andare avanti con le ricerche di natura preventiva o con gli approcci non farmacologici. Per curare alcuni sintomi come agitazione e aggressività si è riscontrata una maggior efficacia nell'utilizzare un supporto di tipo psicologico, sociale e ambientale, mentre la stimolazione cognitiva e l'attività fisica migliorano le facoltà cognitive.
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