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Thursday, 10/08/2017

Italiani senza assistenza: l'allarme del Tribunale dei diritti del malato
Un quadro disomogeneo, con tante difficoltà da affrontare e ancora da risolvere. A leggere la fotografia che Cittadinanzaattiva fa dell'assistenza territoriale in Italia, fuori delle mura ospedaliere, emerge l'immagine di un paese che fatica nell'organizzazione dei servizi, mostra un offerta diversificata da regione a regione, arranca in tema di sanità digitale e in attesa, anche per i servizi a domicilio. I dati, snocciolati nei numeri e in tutte le criticità da risolvere, emergono dal rapporto presentato oggi a Roma "Monitoraggio dei servizi sul territorio, fuori dall'ospedale dentro le mura domestiche", che Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato ha realizzato con il contributo non condizionato di ABBVIE. I risultati sono frutto di un'indagine che ha sottoposto questionari agli assessori regionali di 10 regioni, direzioni di aziende sanitarie (36 Asl), responsabili di 82 distretti sanitari, 14 responsabili di Unità complesse di cure primarie e 1800 pazienti cronici e in cure domiciliari. Organizzazione. Le criticità in tema di organizzazione - sebbene parziali e relativi al campione coperto dell'indagine - colpiscono diversi ambiti, denuncia il rapporto. È critica la situazione in materia di sanità digitale, sia in materia di collegamenti dei servizi a livello aziendale e provinciale (rispettivamente presente solo nel 59% e nel 7% dei casi), che in materia di offerta, con il 75% delle Asl pronte a offrire la possibilità di consultare e ricevere online i referti. Critica è anche l'organizzazione delle funzioni per i servizi sanitari territoriali. Il coordinamento delle Aggregazioni funzionali territoriali e delle Unità complesse di cure primarie è fermo al 62%, ma è nell'offerta dei servizi tra regioni e regioni che si evidenziano le criticità maggiori. Se infatti le Residenze sanitarie Assistenziali (Rsa) sono più numerose in Veneto (789), Piemonte (605) e Toscana (319), nel resto delle regioni sono meno di trentadue. Gli Hospice sono 26 nel Lazio, 22 in Emilia Romagna, 11 in Puglia, 9 in Campania, 3 in Umbria e uno in Molise. I numeri sono molto diversi anche nel caso dei centri per l'assistenza a bisogni particolari: per esempio, i centri diurni nell'ambito della salute mentale sono in media trenta per il campione intervistato, ma hanno numeri estremamente variabili. Sono infatti 3 in Molise, 69 in Toscana, 21 in Puglia e Piemonte, 28 in Emilia Romagna. Situazione analoga per i centri diurni per Alzheimer (1 in Molise, 109 in Veneto, 4 in Campagna) o ancora per quelli con persone con autismo (rivelati solo nel 60% delle regioni interpellate, e anche qui con numeri moto variabili: dai 309 del Veneto ai 6 di Puglia e Umbria). E ancora: 9 su 82 distretti risultano sprovvisti di Servizi dedicati alle persone con dipendenze patologiche (Sert o Serd). Il paziente. Il rapporto fotografa anche la situazione relativamente alla percezione del paziente in merito ai servizi offerti. Situazioni che solo alcuni distretti o Asl (il 41% degli interpellati) che hanno esternalizzato i servizi (in cooperative sociosanitarie, società di servizi o associazioni di volontariato, per esempio) cercano di monitorare, indagando la soddisfazione dei pazienti. Quando invece si chiede a questi come vivono l'esperienza dell'assistenza domiciliare, per molti gli operatori che si recano a casa a prestare servizi sono disponibili e gentili (51,5%) e chiari nelle loro comunicazioni (43%). Ma la rotazione del personale sanitario è un disagio per due persone su cinque e la reperibilità di un professionista sanitario è soggetta a fluttuazioni orarie, riducendosi sensibilmente dopo le 14. Alte le spese per badanti, farmaci, fisioterapie e sanitari: oltre mille euro al mese per un paziente su dieci. Forte è anche il bisogno di figure percepite oggi come mancanti, specie per l'Operatore socio-sanitario (per il 31,5% dei pazienti), il medico specialista (per il 25%) e lo psicologo (22,8%). Ma non solo: i pazienti chiedono di essere coinvolti nella definizione del piano di assistenza (23,5%), facilitazioni nell'accesso ai servizi (23,3%) e più informazione: molti infatti, circa l'80%, non sono pronti a gestire il dolore e due pazienti su cinque non hanno ricevuto informazioni su come gestire le lesioni da decubito. Capitolo a parte è quello relativo alla denuncia delle attese: un paziente su tre può attendere oltre un mese per ricevere una carrozzina, lo stesso tempo per uno su 4 per un letto anti-decubito e per uno su 10 per farmaci indispensabili. Standard di qualità contro le diseguaglianze. La proposta che il Tribunale per i diritti dei malato di Cittadinanzattiva mette sul piatto alla luce dei risultati è chiara, spiega il suo coordinatore nazionale Tonino Aceti: "È urgente che Stato e Regioni lavorino al DM 70 dell'assistenza territoriale che, analogamente a quanto si è fatto per gli ospedali, definisca gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici da garantire a tutti i cittadini in tutte le aree del Paese: dal nord al sud, nelle grandi città come nei piccoli centri e nelle aree interne più disagiate. Abbiamo bisogno di poter contare non solo sull'ospedale, ma di trovare nel territorio un punto di riferimento affidabile e presente sempre. È ora di passare dalle enunciazioni e promesse ai fatti. Un fenomeno da scongiurare è quello per cui dietro il provvedimento ci sia il nulla per i cittadini, come avviene per le delibere su PDTA e reti cliniche che, realizzati senza un sistema informatizzato, integrato e interoperabile e senza aver informato i cittadini, restano sulla carta. È necessario infine che questo pilastro del Servizio Sanitario Nazionale sia anch'esso misurato nei sistemi istituzionali di valutazione in termini di accessibilità, qualità e sicurezza, esiti di salute, uso efficiente delle risorse allocate.
Fonte
repubblica.it
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